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Chi non muore, si rivede: ovvero, la strana vicenda del “bollino SIAE”
postato da Federico Lera in Diritto d'autore
Ci risiamo.. il contrassegno SIAE è tornato, più invadente e subdolo che mai.
In data 06 aprile 2009 è stato pubblicato sul numero 80 della Gazzetta Ufficiale il D.P.C.M. 23 febbraio 2009 n. 31 contenente il “Regolamento di disciplina del contrassegno da apporre sui supporti, ai sensi dell’articolo 181-bis della Legge 22 aprile 1941, n. 633” ove possiamo trovare le nuove disposizioni riguardanti il “bollino” e i vari aspetti del suo utilizzo.
Dopo un primo articolo in cui è rinvenibile un sospetto tentativo di ridonare nuova legalità al bollino SIAE, rendendone l’esistenza e il funzionamento conformi ad i numerosi e pressanti diktat provenienti dagli organismi europei (in primo luogo va ricordata la Corte di Giustizia delle Comunità Europee che, con la sua nota sentenza del 08 novembre 2007, aveva profondamente segnato il nostro panorama legislativo in materia di diritto d’autore), ritroviamo altri sette articoli che vanno compiutamente a definire caratteristiche, oggetto e casi di applicazione del ben noto bollino.
Questa nuova rinascita del tanto odiato e contestato contrassegno lascia oltremodo perplessi per le modalità con cui il nostro Legislatore ha inteso riportare in vita un meccanismo portatore di irrinunciabili gettiti, scoprendo un meccanismo di ambigua retroattività per imporre la vidimazione e marchiatura di supporti già esistenti in data antecedente all’entrata in vigore del nuovo D.P.C.M. (sul punto appare ottimo il commento steso dal collega Daniele Minotti sul numero 18 del settimanale “Guida al Diritto” in cui vengono appunto analizzati i rapporti della nuova normativa nazionale con i vari interventi di carattere europeo in materia di tutela del diritto d’autore).
Inutile dire come questa constante e interminabile querelle riguardo alla necessità, legittimità e funzionalità non può che danneggiare un settore creativo e tecnologico che avrebbe sempre più bisogno di normative semplici e chiare (tali da favorire lo sviluppo del mercato) anziché di continui stravolgimenti al limite della “legalità” con inevitabili, prevedibili e di certo seri problemi ed incertezze in sede di interpretazione (e successiva applicazione) della neonata normativa in materia.
E’ auspicabile un rinnovato e urgente intervento organico e dettagliato sul punto oggetto di discussione da parte del Legislatore così da chiarire una volta per tutte, e senza ambiguità, quello che deve essere un argomento che travalica i meri interessi nazionali (e di categoria) per armonizzare la normativa interna a quella cristallizzata in ambito continentale.
Solo con un quadro completo e dettagliato (e conforme alle previsioni “europee”) il nostro Paese potrà rendersi attore di prim’ordine in un mercato oltremodo attuale ed in completa evoluzione.
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Voglia di repressione.
postato da Federico Lera in Diritto d'autore

Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo.
Il 14 gennaio 2009 ha visto la luce il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, organismo nato dall’iniziativa Governativa volta a regolamentare e disciplinare la scottante e variegata materia del diritto d’autore in ambito digitale.
Appare infatti ormai innegabile la necessità di provvedere a scrivere norme precise, specifiche e innovative per un settore che non può più reggersi su Leggi e concetti obsoleti e legati ad una cultura in cui il digitale non “ERA” ancora, in cui i contenuti erano ancora “materiali” e la cui circolazione era quindi regolata e regolabile con norme e principi che oggi, come detto, appaiono quantomeno inadatti se non addirittura completamente superati.
Permettetemi fin da subito un appunto alla scelta operata dal Consiglio dei Ministri che, vista l’importanza e l’attualità di un tema di discussione così delicato, avrebbe a mio avviso dovuto propendere per una denominazione ben diversa per il neonato Comitato.
Puntare l’attenzione unicamente sulla “Pirateria Digitale” pare suggerire una spinta Governativa volta più a reprimere le condotte in essere da parte degli utenti/cittadini della Rete, che a trovare la strada per segnare una disciplina del mondo dei contenuti digitali tale da prevenire e sconfiggere quello che sembra essere l’unico male della odierna circolazione culturale. Non si può considerare la pirateria come un male da sconfiggere per il buon andamento dell’attuale assetto economico, senza ragionare sui motivi di tale fenomeno e sulle soluzioni che dovrebbero essere predisposte a monte per arginare tale fenomeno.
Sarà per deformazione professionale o semplicemente perché mio padre è un medico, ma io (sarà pure una frase fatta, ma nasconde in sé quella che dovrebbe essere la soluzione ideale per questo spinoso problema) preferirei “prevenire” e quindi trovare soluzioni a monte del problema, piuttosto che “curare” e quindi sanzionare comportamenti che sono messi in atto per tutta una serie di ragionamenti che il neonato Comitato non può e non deve ignorare.
Alla luce di quanto detto, forse sarebbe apparso ben più utile provvedere alla formazione di un “Comitato per la regolamentazione e disciplina dei contenuti digitali” così da porre l’attenzione sul reale problema che l’organismo governativo dovrà affrontare.
“Sviluppo, non repressione”: questa la voce che si alza dal cosiddetto popolo della Rete che ha già fatto chiare le proprie ragioni e iniziative attraverso una lettera aperta che i cittadini e gli operatori della Rete hanno rivolto al presidente del Comitato.
Ad opinione di chi scrive, infatti, argomento principale e necessario della discussione dovrà certamente essere la definizione di quanto è “contenuto digitale”, della sua formazione, della sua circolazione, della sua tutela e, solo da ultimo, della repressione di un fenomeno (la pirateria) che deve tornare ad essere considerato alla stregua di un qualsiasi altro reato contro la proprietà (intellettuale, naturalmente) e non più un reato dai connotati “speciali” stante la posta economica in gioco.
La scelta di limitare temporalmente l’ambito di operatività del Comitato non fa ben sperare per una soluzione del problema che parta dall’analisi dell’esperienza di chi tutti i giorni lavora nel campo dei contenuti digitali: gli addetti ai lavori, le associazioni di categoria e i consumatori stessi avrebbero dovuto avere il diritto di sedersi al tavolo delle trattative per dirigere, suggerire e consigliare i responsabili del Comitato sulla strada che l’innovazione normativa deve seguire per adattarsi allo sviluppo che stiamo vivendo.
Perché sono loro i veri artefici del cambiamento che stiamo osservando, e senza la voce di chi ogni giorno vive la propria vita nel creare, gestire, trasferire e controllare i contenuti digitali non ci potrà essere una buona Legge che disciplini la materia.
E se vorremo davvero combattere il fenomeno della “pirateria informatica”.. non potremo che farlo partendo da questi soggetti: per prevenire, invece di curare.
Il disegno è di Elizabeth O. Dulemba in “honor of Talk Like a Pirate Day“
L'avvocato Federico Lera ha studiato presso la facoltà di Giusprudenza della Università degli studi di Parma laureandosi nel 2001. Successivamente ha sviluppato le proprie esperienze professionali nel diritto penale, diritto d'autore, diritto dell'informatica e delle nuove tecnologie.